#EASD2025 – Tirzepatide nel Diabete Tipo 1: Una Nuova Speranza per Pazienti con Obesità
Una ricerca britannica presentata al congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD) di Vienna apre nuove prospettive nel trattamento del diabete tipo 1, dimostrando che il tirzepatide può offrire benefici significativi anche in questa forma autoimmune della malattia.
Un Farmaco dal Duplice Meccanismo d’Azione
Il tirzepatide è un farmaco innovativo che agisce come agonista duale dei recettori GIP (polipeptide inibitorio gastrico) e GLP-1 (peptide-1 simil-glucagone). Attualmente approvato per il trattamento del diabete tipo 2 e dell’obesità, questo medicinale sta dimostrando potenzialità anche nel diabete tipo 1, una condizione autoimmune in cui il sistema immunitario distrugge le cellule produttrici di insulina nel pancreas.
Lo Studio: Metodologia e Partecipanti
I ricercatori dell’Università di Sheffield, guidati dai dottori Simon Berry e Ahmed Iqbal, hanno condotto uno studio retrospettivo su 57 pazienti con diabete tipo 1 e obesità trattati presso il Sheffield Teaching Hospitals NHS Foundation Trust. I partecipanti, per il 67% donne, avevano un’età media di 39 anni e un peso medio di 102 kg, con un indice di massa corporea di 36 kg/m².
Il team ha analizzato i dati di sei mesi di trattamento, monitorando peso corporeo, dosaggi di insulina, controllo glicemico attraverso dispositivi di monitoraggio continuo della glicemia, ed eventuali effetti collaterali.
Risultati Promettenti su Più Fronti
I risultati dello studio sono particolarmente incoraggianti. Dopo sei mesi di trattamento con tirzepatide, i pazienti hanno mostrato:
Perdita di peso significativa: Una riduzione media di 9,8 kg (pari al 9,3% del peso corporeo iniziale), un risultato clinicamente rilevante per pazienti con obesità.
Riduzione del fabbisogno insulinico: Il dosaggio giornaliero totale di insulina si è ridotto del 23%, passando da 74,4 a 57,3 unità. Questa diminuzione ha interessato sia l’insulina basale che quella prandiale (utilizzata ai pasti).
Miglioramento del controllo glicemico: L’emoglobina glicata (HbA1c), indicatore del controllo diabetico a lungo termine, è diminuita di 3,7 mmol/mol. Ancora più importante, il tempo trascorso nell’intervallo glicemico target è aumentato del 7,3%, mentre il tempo in intervallo stretto (valori di glucosio normali) è cresciuto del 6,3%.
Sicurezza e Tollerabilità
Un aspetto cruciale dello studio riguarda la sicurezza del farmaco. Nonostante il 37% dei partecipanti abbia riportato effetti collaterali – principalmente nausea e vomito (26%) e dolore addominale (14%) – l’88% ha continuato la terapia per i sei mesi dello studio.
Particolarmente rassicurante è il fatto che non si sia verificato un aumento degli episodi ipoglicemici, una preoccupazione emersa in studi precedenti con farmaci simili nel diabete tipo 1. Si sono verificati solo tre ricoveri ospedalieri non programmati correlati al trattamento, tutti per dolore addominale e di breve durata.
Implicazioni Cliniche e Prospettive Future
I risultati suggeriscono che il tirzepatide potrebbe rappresentare una terapia aggiuntiva preziosa per pazienti con diabete tipo 1 e obesità. La combinazione di perdita di peso, riduzione del fabbisogno insulinico e miglioramento del controllo glicemico senza aumento del rischio ipoglicemico è particolarmente attraente.
Come sottolineato dal dottor Berry, “nell’uso nel mondo reale in persone con diabete tipo 1, il tirzepatide si è dimostrato sicuro e generalmente ben tollerato, con benefici clinici significativi”. Tuttavia, i ricercatori sottolineano la necessità di studi controllati randomizzati per confermare definitivamente questi risultati.
La Necessità di Ulteriori Ricerche
Nonostante l’entusiasmo per questi risultati preliminari, gli autori dello studio sono cauti nel raccomandare l’uso diffuso del farmaco. Il dottor Iqbal evidenzia che “nonostante la scarsità di evidenze da studi controllati randomizzati, la prescrizione off-label di agonisti GLP-1 come la semaglutide e di agonisti duali GLP-1/GIP come il tirzepatide nel diabete tipo 1 è sempre più diffusa”.
I ricercatori identificano nei giovani adulti (16-25 anni) con diabete tipo 1 e obesità un gruppo particolarmente importante per future ricerche, considerando che la riduzione del rischio cumulativo in un periodo più lungo potrebbe portare a benefici a lungo termine ancora maggiori.
Verso Nuovi Standard di Cura
Attualmente sono in corso diversi studi controllati randomizzati, incluso uno studio di fase 3 sponsorizzato da Eli Lilly, che potrebbero fornire le evidenze definitive necessarie per l’approvazione del tirzepatide nel diabete tipo 1.
Questi risultati rappresentano un importante passo avanti nella gestione di una condizione complessa come il diabete tipo 1 associato all’obesità, offrendo speranza per trattamenti più efficaci e personalizzati in futuro. La ricerca continua a dimostrare come l’innovazione farmacologica possa aprire nuove strade terapeutiche anche per patologie considerate difficili da trattare.