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#EASD2025 – “Grassi ma in Forma”: Quando il Peso Non Predice la Longevità

 

Un nuovo studio danese rivoluziona la nostra comprensione del rapporto tra peso corporeo e rischio di morte, dimostrando che essere in sovrappeso – e persino leggermente obesi – non aumenta necessariamente il rischio di mortalità precoce. Al contrario, alcune persone considerate di “peso normale” presentano un rischio maggiore di morte rispetto a chi è in sovrappeso, mettendo in discussione l’uso del solo BMI come indicatore di salute.

Lo Studio che Sfida i Pregiudizi sul Peso

La ricerca, condotta dal Steno Diabetes Center Aarhus e presentata al meeting annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete, ha analizzato 85.761 individui danesi (81,4% donne, età mediana 66,4 anni) per un periodo di cinque anni. Durante questo follow-up, 7.555 persone (8% del totale) sono decedute, fornendo ai ricercatori dati preziosi sulla relazione tra indice di massa corporea (BMI) e mortalità.

Come spiega la dottoressa Sigrid Bjerge Gribsholt, che ha guidato lo studio: “Ci sono risultati contrastanti riguardo al range di BMI associato alla mortalità più bassa. Una volta si pensava fosse tra 20 e 25, ma potrebbe stare spostandosi verso l’alto nel tempo a causa dei progressi medici e dei miglioramenti nella salute generale.”

La Mappa Inaspettata dei Rischi

I risultati dello studio hanno prodotto una mappa del rischio di mortalità che sfida le convinzioni tradizionali:

Sottopeso (BMI <18,5): Quasi tre volte più probabilità di morte (2,73 volte) rispetto al gruppo di riferimento

Peso normale basso (BMI 18,5-<20,0): Doppia probabilità di morte rispetto al riferimento

Peso normale medio (BMI 20,0-<22,5): 27% di probabilità in più di morte

Peso normale alto (BMI 22,5-<25,0): Gruppo di riferimento (rischio standard)

Sovrappeso (BMI 25-<30,0): Nessun aumento del rischio di morte

Obesità lieve (BMI 30,0-<35,0): Nessun aumento del rischio di morte

Obesità moderata (BMI 35-<40,0): 23% di aumento del rischio

Obesità grave (BMI ≥40,0): Più del doppio del rischio (2,1 volte)

Il Fenomeno “Grassi ma in Forma”

La scoperta più sorprendente riguarda quello che i ricercatori chiamano il fenomeno “fat but fit” (grassi ma in forma). Le persone in sovrappeso e quelle con obesità lieve non mostrano un aumento della mortalità rispetto a chi ha un BMI nella parte alta del range normale.

Questo risultato suggerisce che esistono individui metabolicamente sani nonostante un BMI elevato, contraddicendo l’idea che il peso sia sempre un predittore affidabile di rischi per la salute. Come sottolinea la dottoressa Gribsholt: “È possibile essere ‘grassi ma in forma’, come suggerisce la nostra nuova ricerca.”

Quando il Peso Normale Non È Sinonimo di Salute

Un aspetto particolarmente significativo dello studio è la dimostrazione che alcune categorie di “peso normale” sono associate a rischi più elevati. Le persone nella parte bassa e media del range di peso normale mostrano una mortalità superiore rispetto a chi è in sovrappeso.

Questo paradosso può avere diverse spiegazioni. La dottoressa Gribsholt ipotizza: “Una possibile ragione è la causalità inversa: alcune persone potrebbero perdere peso a causa di una malattia sottostante. In questi casi, è la malattia, non il basso peso in sé, ad aumentare il rischio di morte, il che può far sembrare che avere un BMI più alto sia protettivo.”

Oltre il BMI: La Distribuzione del Grasso Conta

Il professor Jens Meldgaard Bruun, coautore dello studio, evidenzia un punto cruciale spesso trascurato: “Il BMI non è l’unico indicatore che un individuo sta portando livelli non salutari di grasso. Altri fattori importanti includono come il grasso è distribuito.”

La distinzione è fondamentale:

Grasso viscerale: Il grasso metabolicamente attivo immagazzinato in profondità nell’addome, avvolto attorno agli organi, secerne composti che influenzano negativamente la salute metabolica.

Grasso sottocutaneo: Il grasso distribuito su fianchi, glutei e cosce è generalmente meno dannoso dal punto di vista metabolico.

Come spiega il professor Bruun: “Un individuo che ha un BMI di 35 e ha una forma a mela – il grasso in eccesso è attorno all’addome – potrebbe avere diabete di tipo 2 o pressione alta, mentre un altro individuo con lo stesso BMI potrebbe essere libero da questi problemi perché il grasso in eccesso è sui fianchi, glutei e cosce.”

Le Implicazioni per la Medicina Personalizzata

Questi risultati hanno profonde implicazioni per l’approccio clinico all’obesità. Il professor Bruun conclude: “È chiaro che il trattamento dell’obesità dovrebbe essere personalizzato per tenere conto di fattori come la distribuzione del grasso e la presenza di condizioni come il diabete di tipo 2 quando si stabilisce un peso target.”

Questo approccio personalizzato potrebbe includere:

  • Valutazione della composizione corporea oltre al semplice BMI
  • Analisi della distribuzione del grasso tramite imaging
  • Considerazione di marcatori metabolici (glicemia, pressione, lipidi)
  • Valutazione della forma fisica e della capacità funzionale
I Limiti dello Studio e le Cautele Necessarie

Gli autori riconoscono alcune limitazioni del loro studio. Poiché i dati provenivano da persone che si sottoponevano a scansioni per motivi di salute, non si può escludere completamente il fenomeno della causalità inversa. Inoltre, la popolazione studiata era prevalentemente anziana, il che potrebbe influenzare i risultati.

È importante sottolineare che questi risultati non dovrebbero essere interpretati come un “via libera” all’aumento di peso. L’obesità rimane associata a numerose condizioni di salute, inclusi diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e fino a 15 diversi tipi di cancro.

Una Nuova Era nella Valutazione della Salute

Come nota la dottoressa Gribsholt: “Sia il sottopeso che l’obesità sono grandi sfide per la salute globale. L’obesità può disturbare il metabolismo del corpo, indebolire il sistema immunitario e portare a malattie come il diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e fino a 15 diversi tipi di cancro, mentre il sottopeso è legato a malnutrizione, immunità indebolita e carenze nutrizionali.”

Tuttavia, lo studio suggerisce che la realtà è più sfumata di quanto le semplici categorie di BMI possano catturare. Il futuro della medicina potrebbe muoversi verso valutazioni più complete che considerino:

  • Composizione corporea dettagliata
  • Distribuzione del grasso
  • Fitness cardiorespiratoria
  • Marcatori metabolici
  • Storia clinica individuale
Verso un Approccio Olistico alla Salute

Questo studio danese rappresenta un passo importante verso una comprensione più sofisticata del rapporto tra peso corporeo e salute. Mentre conferma i rischi del sottopeso e dell’obesità grave, suggerisce anche che la “zona sicura” per la salute potrebbe essere più ampia di quanto precedentemente pensato.

La lezione più importante è che la salute non può essere ridotta a un singolo numero su una bilancia o a una categoria di BMI. Un approccio veramente efficace alla promozione della salute deve considerare l’individuo nella sua totalità, riconoscendo che la strada verso il benessere può essere diversa per ogni persona.

Come concludono i ricercatori, il trattamento dell’obesità dovrebbe essere personalizzato, tenendo conto della complessità unica di ogni individuo piuttosto che affidarsi esclusivamente a parametri standardizzati che potrebbero non catturare l’intero quadro della salute metabolica e fisica.