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NewGenera: quando i giovani chiedono di essere ascoltati davvero

 

Un laboratorio innovativo per dare voce alle nuove generazioni

È nato a Milano “NewGenera – Laboratorio di ascolto, elaborazione e racconto dei punti di vista delle nuove generazioni attraverso le metodologie del mondo del design”, un progetto ambizioso che segna una svolta nell’approccio al mondo giovanile. L’iniziativa, promossa da Trenord insieme al Master in Digital Strategy and Processes for Innovation del POLI.design-Politecnico di Milano e alla società di consulenza Twig, rappresenta il primo spazio dedicato esclusivamente all’ascolto diretto delle nuove generazioni, dalla Gen-Z in poi.

Il progetto è stato presentato il 18 settembre 2025 in concomitanza con la Settimana Europea della Mobilità, non a caso, dato che la mobilità rappresenta uno dei temi di sfondo che il laboratorio intende esplorare attraverso gli occhi dei giovani.

Un approccio rivoluzionario: i giovani come protagonisti, non come oggetto di studio

Quello che rende NewGenera unico nel panorama italiano è il suo approccio metodologico. Invece di studiare i giovani dall’esterno attraverso statistiche e analisi sociologiche tradizionali, il laboratorio li coinvolge direttamente come protagonisti attivi del processo decisionale. Un board composto da rappresentanti delle nuove generazioni sceglierà annualmente i temi da investigare, lavorando fianco a fianco con un comitato scientifico di esperti.

Come spiega Andrea Severini, Amministratore Delegato di Trenord: “NewGenera lavora per creare uno spazio inedito in cui dare voce direttamente alle nuove generazioni perché possano trasmettere i loro significati, il loro valore, i loro bisogni e il loro punto di vista sul mondo, in tempo perché la loro voce possa avere un impatto sulle decisioni che vengono prese.”

I risultati sorprendenti della prima indagine

La metodologia NewGenera è stata testata con una prima indagine pilota condotta sui social, sul sito del progetto e attraverso avvisi sui treni nel periodo dal 10 luglio al 2 settembre 2025. I risultati hanno superato ogni aspettativa: a fronte di un obiettivo di 100 partecipanti nella fascia 18-30 anni, ben 2.400 giovani hanno risposto spontaneamente alla survey, dimostrando una profonda motivazione a far sentire la propria voce.

Questo dato, di per sé straordinario, rivela qualcosa di fondamentale: i giovani non sono apatici o disinteressati, come spesso vengono descritti. Al contrario, mostrano un forte desiderio di partecipazione e di essere ascoltati autenticamente.

Tra stereotipi e realtà: cosa pensano davvero i giovani di se stessi

L’indagine ha chiesto ai partecipanti di esprimersi su frasi che riflettevano stereotipi comuni sulle nuove generazioni, invitandoli a indicare quali avrebbero voluto “riscrivere”. I risultati offrono uno spaccato illuminante della percezione che i giovani hanno di sé stessi e delle narrazioni che li riguardano.

Le frasi che hanno generato più reazioni critiche sono state “Sul lavoro, i giovani non si impegnano abbastanza” (1.118 risposte) e “I giovani faticano a staccarsi dai propri telefoni” (837 risposte). Interessante notare come i giovani non neghino completamente questi aspetti, ma li percepiscano come problematici e meritevoli di riflessione.

La consapevolezza del problema: quando i giovani riconoscono le proprie difficoltà

Particolarmente significative sono le frasi che i giovani vorrebbero “non fossero vere”: “I giovani fanno fatica a staccarsi dai propri telefoni” (242 risposte), “I giovani si sentono sempre più soli, anche se iperconnessi” (235 risposte), e “I giovani sentono una forte pressione sociale a conformarsi a ideali imposti” (235 risposte).

Emerge chiaramente quello che gli esperti definiscono un “paradigma di accelerazione e pressione” che i giovani riconoscono come reale ma problematico. Non si tratta di negazione o di vittimismo, ma di una lucida consapevolezza delle proprie difficoltà accompagnata dal desiderio di cambiarle.

Il mondo del lavoro: tra impegno autentico e condizioni eque

Sul fronte lavorativo, i risultati sfatano molti luoghi comuni. I giovani reagiscono con forza alle generalizzazioni che li dipingono come poco impegnati: “I giovani sul lavoro non si impegnano abbastanza” ha ricevuto 905 risposte di disaccordo, mentre “I giovani sul lavoro si aspettano condizioni troppo flessibili” ne ha ricevute 281.

Questo dato suggerisce che i giovani non rifiutano l’impegno lavorativo, ma cercano piuttosto un equilibrio tra dedizione professionale e qualità della vita, una prospettiva che riflette un cambiamento generazionale nei valori legati al lavoro.

Lo specchio delle emozioni: stress, ansia e il bisogno di autenticità

Le frasi con cui i giovani si identificano maggiormente dipingono un quadro emotivo complesso: “I giovani si sentono molto stressati e in ansia” (356 risposte), “I giovani sentono una forte pressione sociale per conformarsi a ideali imposti” (282 risposte), “I giovani faticano a staccarsi dai propri telefoni” (264 risposte).

È un ritratto di una generazione sotto pressione, che riconosce i propri punti di fragilità senza nasconderli. La consapevolezza del problema è il primo passo verso la soluzione, e questo i giovani sembrano averlo capito perfettamente.

Oltre il pessimismo: la forza positiva delle nuove generazioni

Nonostante le difficoltà riconosciute, dall’indagine emerge anche una forte spinta positiva. Le “vibe” associate dai giovani a concetti chiave sono sorprendentemente costruttive: “viaggiare” si associa a #scoperta, “fare” a #produttività, “te stesso” a #consapevolezza.

Per il proprio futuro, i giovani si augurano soprattutto benessere e crescita, mostrando un profilo che non vuole rimanere nell’inerzia ma cerca attivamente di reagire e migliorare la propria condizione.

Una richiesta di aiuto che è anche una proposta di collaborazione

Il messaggio più forte che emerge da NewGenera è una richiesta di supporto che non ha nulla a che fare con l’assistenzialismo. I giovani chiedono di essere coinvolti nelle decisioni che riguardano il loro futuro, di essere considerati partner nella costruzione di soluzioni, non semplici beneficiari passivi di politiche calate dall’alto.

Come sottolinea Marco Ronchi, CEO di Twig: “Non si tratta solo di ‘coinvolgerli’ in modo generico, quanto di scommettere seriamente sul loro potenziale inespresso favorendo da subito una posizione decisionale riconosciuta, in grado di influenzare in modo determinante le decisioni sul loro futuro.”

Il futuro di NewGenera: un modello replicabile

NewGenera rappresenta un esperimento sociale di grande valore che potrebbe fare scuola. L’idea di un laboratorio permanente che ogni anno affronta un tema specifico, sempre con i giovani in posizione di protagonisti, offre un modello innovativo di partecipazione giovanile che va oltre le consultazioni occasionali.

La scelta di utilizzare le metodologie del design thinking garantisce un approccio strutturato ma flessibile, capace di adattarsi alle esigenze emergenti e di produrre risultati concreti e utilizzabili dalla società nel suo complesso.

Un messaggio per la società: ascoltare per crescere insieme

I risultati di questa prima indagine lanciano un messaggio chiaro alla società italiana: i giovani non sono il problema, sono parte della soluzione. La loro richiesta di essere ascoltati e coinvolti non è capriccio generazionale, ma necessità democratica e opportunità di crescita collettiva.

NewGenera dimostra che quando si offre ai giovani uno spazio autentico di partecipazione, loro rispondono con entusiasmo e competenza. I 2.400 partecipanti alla prima survey non sono solo un numero, sono la prova che una generazione intera è pronta a mettersi in gioco per costruire un futuro migliore, se solo le viene data la possibilità di farlo davvero.