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Il peso delle parole: combattere lo stigma verso le persone con obesità

 

Le parole hanno un potere immenso: possono ferire profondamente o costruire ponti di comprensione. Quando si parla di obesità, il linguaggio diventa ancora più cruciale, perché troppo spesso veicola stereotipi, pregiudizi e discriminazioni che pesano sulla vita quotidiana di milioni di persone. A Roma è partita un’importante iniziativa per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema delicato ma fondamentale.

Un progetto per dare dignità attraverso il linguaggio

Il 24 settembre 2025 ha preso il via a Roma “Corpo, stereotipi e pregiudizi: il peso delle parole”, un progetto di sensibilizzazione promosso dall’associazione La Mattina Dopo Odv. L’evento inaugurale, ospitato dal Teatro Ghione, ha rappresentato un momento di incontro e confronto tra istituzioni, esperti e cittadini sul valore del linguaggio come strumento di dignità, equità e coesione sociale.

L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio di importanti realtà: il Comune di Roma (Assessorato alle Politiche Sociali), FIAO (Federazione Italiana Associazioni Obesità), FAND (Associazione Italiana Diabetici) e Radio Deejay. All’appuntamento romano seguiranno altri tre eventi organizzati in contesti scolastici su tutto il territorio nazionale, portando il messaggio direttamente tra i giovani.

Lo stigma quotidiano: un peso invisibile ma reale

“La FIAO è al fianco di tutte le persone che vivono ogni giorno il peso dei pregiudizi e dello stigma”, dichiara Iris Zani, Presidente FIAO e Presidente di Amici Obesi Onlus. Le sue parole sottolineano una realtà spesso sottovalutata: chi vive con l’obesità deve affrontare non solo le sfide legate alla salute, ma anche un carico psicologico fatto di giudizi, esclusione sociale e discriminazioni.

Lo stigma si manifesta in molteplici forme: commenti inappropriati, sguardi giudicanti, difficoltà nell’accesso a spazi pubblici progettati senza tenere conto delle diverse corporature, discriminazioni in ambito lavorativo. Ma forse la forma più subdola di stigma è quella veicolata proprio dal linguaggio quotidiano, dalle espressioni che usiamo spesso senza consapevolezza del loro impatto.

Il linguaggio non è mai neutro

Come sottolinea l’iniziativa, il linguaggio non è mai neutro. Le parole che scegliamo possono escludere o accogliere, ferire o sostenere. Quando parliamo di obesità, spesso utilizziamo inconsapevolmente termini che colpevolizzano la persona, riducendola a un corpo da giudicare anziché riconoscerla come individuo con una condizione medica complessa.

“Il linguaggio può ferire, ma può anche diventare strumento di consapevolezza e di cambiamento”, afferma Eligio Linoci, Presidente di La Mattina Dopo ODV e Vicepresidente della FIAO. “Sta a noi scegliere come usarlo”. È una responsabilità collettiva quella di utilizzare parole che non perpetuino stereotipi dannosi, ma che invece promuovano comprensione e rispetto.

Obesità: una malattia, non una scelta

Uno degli obiettivi principali dell’iniziativa è far comprendere che l’obesità è una vera e propria malattia cronica, non il risultato di pigrizia, mancanza di volontà o “un atteggiamento sbagliato nei confronti del cibo”. Questa distinzione è fondamentale per combattere lo stigma alla radice.

L’obesità è una condizione medica complessa, influenzata da fattori genetici, metabolici, ambientali, psicologici e sociali. Ridurla a una questione di responsabilità individuale significa non solo perpetuare pregiudizi dannosi, ma anche ostacolare l’accesso a cure appropriate e il riconoscimento dei diritti delle persone che ne sono affette.

Un passo avanti legislativo importante

In questo contesto, assume particolare rilevanza la recente approvazione alla Camera della legge “Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità”. Come evidenzia Iris Zani, questa normativa “segna un passo decisivo nel riconoscimento dell’obesità come malattia cronica e non come il risultato di un atteggiamento sbagliato nei confronti del cibo, né una condizione di esclusiva responsabilità del paziente”.

L’auspicio è che la legge completi presto l’iter di approvazione passando anche al Senato e che venga approvato con altrettanta celerità il Piano Nazionale Cronicità. Questi strumenti legislativi sono essenziali per sviluppare un sistema di prevenzione e accesso alle cure più efficace e garantire una presa in carico omogenea su tutto il territorio nazionale.

Inclusione, salute e diritti: un discorso interconnesso

Parlare di obesità significa necessariamente parlare anche di inclusione sociale, salute e diritti. Non si tratta di ambiti separati, ma di dimensioni profondamente interconnesse. Lo stigma e la discriminazione hanno infatti conseguenze concrete sulla salute delle persone: possono scoraggiare dal cercare aiuto medico, aumentare lo stress psicologico, favorire l’isolamento sociale.

L’evento romano si è proposto come occasione privilegiata per ascoltare testimonianze dirette, approfondire il tema con esperti di diverse discipline e dare voce a chi troppo spesso resta invisibile nel dibattito pubblico. L’obiettivo è promuovere una cultura libera da pregiudizi e fondata sul rispetto reciproco, dove ogni persona sia riconosciuta nella sua dignità.

Strumenti concreti per il cambiamento

Il progetto “Corpo, stereotipi e pregiudizi: il peso delle parole” non si limita alla denuncia del problema, ma intende offrire strumenti concreti per un uso responsabile e consapevole delle parole. Stimolare una riflessione pubblica sul ruolo del linguaggio nella costruzione dell’immagine di sé e degli altri è il primo passo per un cambiamento culturale profondo.

Sensibilizzare sull’impatto degli stereotipi e dei pregiudizi nella società significa educare a riconoscerli, prima di tutto in noi stessi. Solo attraverso questa consapevolezza è possibile trasformare le parole da potenziali strumenti di ferita a veicoli di inclusione e rispetto.

Il contributo dell’arte e della comunicazione

L’evento al Teatro Ghione si è arricchito, al termine del dibattito, con l’intervento del comico Emiliano Luccisano. La scelta di coinvolgere l’arte e la comicità non è casuale: anche attraverso il linguaggio artistico e l’ironia intelligente è possibile mettere in luce i risvolti profondi e spesso contraddittori del modo in cui parliamo di obesità e corporalità.

L’arte e la comunicazione hanno un ruolo cruciale nel plasmare l’immaginario collettivo e possono diventare potenti alleati nella lotta contro lo stigma, purché utilizzate con consapevolezza e sensibilità.

Un impegno costante per non lasciare indietro nessuno

Come sottolinea Eligio Linoci, l’iniziativa conferma “il nostro impegno costante a sostegno di tutti i pazienti e i caregiver che affrontano questa malattia, per far sì che nessuno resti più indietro, soprattutto nel contesto di obesità e sovrappeso e relative complicanze”.

È un impegno che richiede la partecipazione attiva di tutta la società: istituzioni, professionisti sanitari, media, educatori e ogni singolo cittadino. Il cambiamento culturale passa attraverso scelte quotidiane, piccole e grandi, nel modo in cui parliamo, pensiamo e agiamo.

Verso una società più consapevole e rispettosa

Il progetto promosso da La Mattina Dopo Odv, realizzato con la partecipazione di Animenta e in partnership con diverse organizzazioni nazionali e internazionali come ECPO (The European Coalition for People living with Obesity), rappresenta un tassello importante in un percorso più ampio verso una società più consapevole e rispettosa delle differenze.

Costruire una cultura del rispetto significa riconoscere la complessità dell’esperienza umana, superare semplificazioni e giudizi superficiali, dare dignità a ogni persona indipendentemente dal suo corpo. Il peso delle parole è reale: scegliamo con cura come usarle, perché possono fare la differenza tra esclusione e accoglienza, tra sofferenza e rispetto.