L’Italia fa storia: approvata la prima legge al mondo sull’obesità

Un primato mondiale nella tutela della salute
Il 1° ottobre 2025 segna una data storica per la sanità italiana e mondiale. L’Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva la proposta di legge su “Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità”, rendendo l’Italia il primo e unico Paese al mondo ad avere una legislazione specifica su questa patologia. Un traguardo atteso da anni da pazienti, associazioni e comunità scientifica, che rappresenta un cambio di paradigma nel modo di affrontare una delle emergenze sanitarie più urgenti del nostro tempo.
L’obesità non è una questione di volontà
Il primo e forse più importante risultato della legge Pella è il riconoscimento ufficiale dell’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. Non più quindi una questione di “forza di volontà” o di “comportamento sbagliato”, ma una vera e propria patologia che richiede un approccio medico strutturato e multidisciplinare.
“Viene finalmente lanciato un chiaro messaggio a tutela di queste persone, quello cioè che non si tratta di un atteggiamento sbagliato nei confronti del cibo, né di una condizione di esclusiva responsabilità del paziente, ma di una malattia, che come tale va affrontata”, dichiara Iris Zani, Presidente della Federazione Italiana Associazioni Obesità (FIAO). Un cambio di prospettiva fondamentale per combattere lo stigma sociale che ancora circonda questa condizione.
Un’emergenza che riguarda milioni di italiani
I numeri sono allarmanti e giustificano l’urgenza dell’intervento legislativo. In Italia, circa 6 milioni di adulti vivono con obesità, rappresentando il 12% della popolazione. A questi si aggiunge un altro 40% di persone in sovrappeso, il che significa che nel nostro Paese oltre la metà degli adulti ha un problema di peso. La situazione non è migliore tra i più giovani: circa un bambino su tre in Europa, Italia compresa, presenta problemi di sovrappeso o obesità.
Le proiezioni internazionali sono ancora più preoccupanti. Secondo il World Obesity Atlas, se le misure di prevenzione e cura non miglioreranno, l’impatto economico globale del sovrappeso e dell’obesità raggiungerà 4,32 trilioni di dollari all’anno entro il 2035. Cifre che dimostrano come l’obesità non sia solo una questione sanitaria, ma anche economica e sociale.
Roberto Pella: l’artefice di un cambiamento storico
Promotore e primo firmatario della legge è l’onorevole Roberto Pella, Capogruppo di Forza Italia in Commissione Bilancio e Presidente dell’Intergruppo Parlamentare “Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili”. La proposta, contenuta nell’Atto della Camera dei Deputati numero 741 del 28 dicembre 2022, ha seguito un lungo percorso parlamentare prima di arrivare all’approvazione definitiva.
“L’obesità rappresenta un’emergenza globale, che interessa fortemente anche il nostro Paese. Averla riconosciuta oggi come una vera e propria malattia testimonia la volontà piena di affrontarla come una priorità nazionale”, ha dichiarato Pella dopo il voto al Senato, ricordando anche il supporto ricevuto dal Presidente Silvio Berlusconi fin dalla mozione del 2019.
I sei pilastri della legge
La legge si articola in sei articoli che tracciano un percorso completo di contrasto all’obesità. Il primo articolo stabilisce i principi e le finalità, definendo l’obesità come malattia progressiva e recidivante e ponendo l’obiettivo di garantire la tutela della salute e il miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti.
L’articolo 2 rappresenta forse il punto più atteso: prevede l’inserimento delle prestazioni relative all’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) erogati dal Servizio Sanitario Nazionale. Questo significa che le cure per l’obesità dovranno essere garantite a tutti i cittadini in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Il terzo articolo autorizza il finanziamento di un programma nazionale per la prevenzione e la cura dell’obesità, con risorse crescenti: 700mila euro per il 2025, 800mila euro per il 2026 e 1,2 milioni di euro annui dal 2027. A questi si aggiungono 400mila euro annui dal 2025 per la formazione e l’aggiornamento degli operatori sanitari.
L’articolo 4 istituisce presso il Ministero della Salute un Osservatorio per lo studio dell’obesità, con compiti di monitoraggio, studio e diffusione degli stili di vita della popolazione italiana. Il quinto articolo prevede 100mila euro annui dal 2025 per campagne di informazione, sensibilizzazione ed educazione.
Prevenzione a 360 gradi: dalla scuola al lavoro
Uno degli aspetti più innovativi della legge è l’approccio integrato alla prevenzione, che parte dalle fasce più giovani della popolazione. Il programma nazionale prevede interventi specifici per la prevenzione del sovrappeso e dell’obesità infantile, con particolare attenzione alle scuole primarie e secondarie.
Tra le iniziative previste: la promozione dell’allattamento al seno fino almeno ai sei mesi di età, la responsabilizzazione dei genitori nella scelta di un’alimentazione equilibrata per i figli, la promozione delle attività sportive nelle scuole e iniziative didattiche extracurriculari per favorire uno stile di vita corretto.
Non si tratta solo di educazione alimentare, ma di un cambiamento culturale più ampio che passa anche attraverso campagne di sensibilizzazione per combattere lo stigma, il bullismo e le discriminazioni che troppo spesso accompagnano questa malattia.
Il ruolo cruciale delle associazioni e della comunità scientifica
L’approvazione della legge è stata resa possibile grazie al lavoro congiunto di parlamentari, associazioni di pazienti e comunità scientifica. La Società Italiana dell’Obesità (SIO), il cui congresso nazionale si è aperto a Trieste proprio il giorno dell’approvazione della legge, ha espresso grande soddisfazione.
“La Società Italiana dell’Obesità è molto felice per l’approvazione della legge Pella sull’obesità, un passaggio storico che conferma in maniera definitiva per la prima volta al mondo una legislazione specifica e sistematica dell’obesità come malattia, un punto di non ritorno e motivo di orgoglio per l’Italia”, ha dichiarato Rocco Barazzoni, Presidente della SIO.
Le associazioni dei pazienti, in particolare FIAO e Amici Obesi Onlus, hanno giocato un ruolo determinante nel portare a compimento il disegno di legge, facendo sentire la voce di chi vive quotidianamente con questa patologia.
Un punto di partenza, non di arrivo
Nonostante l’entusiasmo per questo traguardo storico, sia le associazioni dei pazienti che la comunità scientifica sottolineano come l’approvazione della legge rappresenti un punto di partenza, non di arrivo. “Il risultato raggiunto oggi non va inteso come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza”, afferma Iris Zani.
Le sfide che attendono sono numerose. Innanzitutto, sarà necessario lavorare sull’implementazione concreta delle disposizioni, in particolare sull’inserimento effettivo nei LEA di tutte le prestazioni necessarie per una presa in carico multidisciplinare del paziente con obesità. Inoltre, si attende l’approvazione del Piano Nazionale Cronicità, che dovrebbe garantire una gestione più efficace e omogenea su tutto il territorio nazionale.
“Ogni giorno senza interventi concreti è un giorno in cui migliaia di cittadini restano privi di risposte, cure e dignità. La salute delle persone con obesità non può più aspettare”, conclude Iris Zani, sottolineando l’urgenza di passare dalle parole ai fatti.
L’Italia come modello per l’Europa
Con questa legge, l’Italia si pone all’avanguardia nel contrasto a una delle maggiori emergenze sanitarie contemporanee. L’auspicio, espresso dallo stesso onorevole Pella, è che il nostro Paese possa farsi portavoce di questo approccio anche a livello europeo, contribuendo a diffondere buone pratiche e a promuovere politiche simili negli altri Stati membri.
La coincidenza dell’approvazione della legge con l’apertura del Congresso Nazionale della Società Italiana dell’Obesità non è casuale, ma simbolica: rappresenta l’incontro tra politica, scienza e società civile per affrontare insieme una sfida che riguarda la salute e il benessere di milioni di persone. Un modello di collaborazione che potrebbe ispirare altri Paesi nella lotta contro l’obesità.
