Nuove speranze per la fibrosi polmonare: i risultati promettenti di nerandomilast

Una malattia che toglie il respiro, letteralmente. La fibrosi polmonare è una condizione devastante che progressivamente indurisce i polmoni, rendendo sempre più difficile respirare. Ma nuovi dati presentati al congresso della European Respiratory Society ad Amsterdam potrebbero rappresentare una svolta importante per chi ne soffre.
Una malattia più letale di molti tumori
Per comprendere l’importanza di questi risultati, è necessario capire con cosa hanno a che fare i pazienti affetti da fibrosi polmonare. La fibrosi polmonare idiopatica (IPF) è una malattia che colpisce principalmente persone oltre i 50 anni, più frequentemente uomini che donne. “Idiopatica” significa che non se ne conosce la causa precisa, mentre “fibrosi” indica la formazione di tessuto cicatriziale nei polmoni che ne compromette progressivamente la funzionalità.
I numeri sono impressionanti: circa la metà dei pazienti muore entro cinque anni dalla diagnosi, rendendo questa malattia più letale di molte forme di cancro. A livello globale, si stima che fino a 3,6 milioni di persone possano essere colpite da IPF e fino a 5,6 milioni dalla fibrosi polmonare progressiva (PPF), una condizione in cui alcuni tipi di malattie polmonari interstiziali evolvono in un fenotipo progressivo caratterizzato da peggioramento dei sintomi nonostante i trattamenti.
I risultati del programma FIBRONEER
Boehringer Ingelheim ha presentato i risultati di un’analisi aggregata di due ampi studi clinici di fase III che hanno coinvolto complessivamente oltre 2.300 pazienti. Al centro dell’attenzione c’è nerandomilast, un farmaco sperimentale che agisce inibendo preferenzialmente un enzima chiamato fosfodiesterasi 4B (PDE4B).
I risultati più significativi riguardano la riduzione del rischio di morte. Nell’analisi della popolazione globale degli studi, i pazienti trattati con 18 mg di nerandomilast hanno mostrato una riduzione del 43% del rischio di morte rispetto al placebo. Ma c’è di più: nei pazienti che hanno assunto nerandomilast senza altre terapie di base, la riduzione del rischio di morte è salita al 59%.
È importante precisare che si parla di “significatività nominale”, un termine tecnico che indica una chiara tendenza verso il beneficio, anche se non ancora confermata secondo i criteri statistici più rigorosi. Tuttavia, questi dati rappresentano la prima volta che uno studio di fase III dimostra una riduzione di questa portata nella mortalità per fibrosi polmonare progressiva.
Un farmaco ben tollerato
Uno degli aspetti più promettenti di nerandomilast riguarda la sua tollerabilità. Nell’area della fibrosi polmonare, molti pazienti sono costretti a interrompere le terapie a causa degli effetti collaterali. Nerandomilast ha invece mostrato tassi di discontinuazione simili al placebo, un risultato particolarmente importante.
Come ha sottolineato Marlies Wijsenbeek dell’Erasmus MC University Medical Centre: “In un’area terapeutica in cui molti pazienti interrompono il trattamento, per lo più a causa della limitata tollerabilità delle attuali terapie, questo potrebbe realmente rappresentare un miglioramento degli esiti per i pazienti.”
L’effetto collaterale più comune è stata la diarrea, segnalata con maggiore frequenza nei pazienti che assumevano nerandomilast rispetto al placebo, soprattutto quando il farmaco veniva combinato con altre terapie di base. Tuttavia, il profilo complessivo di sicurezza si è dimostrato favorevole.
Rallentare il declino polmonare
Oltre all’impatto sulla mortalità, nerandomilast ha dimostrato di rallentare il declino della funzionalità polmonare, misurato attraverso la capacità vitale forzata (FVC), un parametro che indica quanta aria i polmoni riescono a espellere con un’espirazione forzata. Entrambi gli studi hanno raggiunto questo obiettivo primario sia nella fibrosi polmonare idiopatica che nella fibrosi polmonare progressiva.
Verso l’approvazione
Il percorso di nerandomilast verso una possibile approvazione è già avviato. Il farmaco ha ricevuto la designazione di “Breakthrough Therapy” dalla FDA americana, sia per la IPF nel 2022 che per la PPF nel 2025. Questa designazione viene accordata a farmaci che mostrano promesse sostanziali per malattie gravi, accelerandone lo sviluppo e la revisione.
La FDA sta attualmente esaminando con priorità la domanda di autorizzazione per nerandomilast nella IPF, con una decisione prevista per il quarto trimestre del 2025. Anche altre autorità regolatorie, tra cui quelle di Cina, Regno Unito ed Unione Europea, stanno valutando le domande di autorizzazione.
Un passo avanti importante
“Per le persone affette da fibrosi polmonare, la mortalità rimane inaccettabilmente alta”, ha affermato Shashank Deshpande, Chairman of the Board of Managing Directors di Boehringer Ingelheim. I risultati del programma FIBRONEER rappresentano un progresso significativo per pazienti che si trovano ad affrontare una diagnosi devastante e opzioni di trattamento molto limitate.
Sebbene sia necessario attendere ulteriori conferme e l’approvazione delle autorità regolatorie, questi dati offrono una speranza concreta per milioni di persone nel mondo che convivono con la fibrosi polmonare. La combinazione di efficacia nel rallentare la progressione della malattia, potenziale riduzione della mortalità e buona tollerabilità potrebbe fare di nerandomilast un’importante aggiunta all’arsenale terapeutico contro questa malattia invalidante.
