Il vaiolo delle scimmie sta diventando più pericoloso: l’allarme dei ricercatori spagnoli

Una nuova minaccia virale emergente
Il vaiolo delle scimmie, ora ufficialmente chiamato mpox, potrebbe rappresentare una minaccia molto più seria di quanto si pensasse. Ricercatori spagnoli del Centro de Biología Molecular Severo Ochoa e del Centro de Investigación en Sanidad Animal hanno lanciato un allarme preoccupante: un nuovo ceppo del virus, identificato come clade Ib, sta evolvendo in modo da diventare significativamente più virulento e pericoloso.
Questa scoperta arriva dopo anni in cui il vaiolo delle scimmie era conosciuto principalmente come una malattia endemica in alcune parti dell’Africa centrale e occidentale. Ma i tempi stanno cambiando, e il virus si sta adattando in modi che potrebbero avere conseguenze globali.
Cos’è l’mpox e come si è diffuso
L’mpox è una malattia infettiva zoonotica causata dal virus monkeypox, identificata per la prima volta nell’uomo nel 1970 nei villaggi rurali delle zone delle foreste pluviali dell’Africa centrale e occidentale. Il virus appartiene alla famiglia Poxviridae, lo stesso genere del virus che causa il vaiolo umano.
Esistono due cladi geneticamente distinti del virus: il Clade I (precedentemente clade dell’Africa centrale) e il Clade II (precedentemente clade dell’Africa occidentale). Il Clade I è clinicamente più severo, con maggiore trasmissibilità interumana e maggiore letalità. Il Clade II si suddivide in IIa e IIb, mentre il Clade I comprende il sottotipo Ia e il nuovo preoccupante Ib.
Dal 2022 a oggi: l’evoluzione della minaccia
Nel 2022, il mondo ha assistito a un’epidemia globale di mpox causata dal ceppo clade IIb, lineaggio B.1. Questo ceppo si è diffuso rapidamente in tutto il mondo, tanto che il 23 luglio 2022 l’OMS ha dichiarato l’mpox “Emergenza di salute pubblica internazionale”, status mantenuto fino all’11 maggio 2023. Nella maggior parte dei casi, questa variante ha causato una malattia relativamente lieve, con lesioni cutanee, febbre e malessere generale, ma raramente complicanze gravi nei paesi sviluppati.
Tuttavia, dalla fine del 2023 è in corso nella Repubblica Democratica del Congo una importante epidemia che ha cambiato completamente lo scenario. Il 14 agosto 2024, l’OMS ha nuovamente dichiarato l’mpox “Emergenza di salute pubblica internazionale” a causa dell’impennata dei casi: nel 2024 la RDC ha registrato oltre 15.600 casi e 537 decessi, la maggior parte dei quali in bambini sotto i 15 anni di età.
Il nuovo ceppo clade Ib mostra caratteristiche preoccupanti che lo distinguono nettamente dal suo predecessore. I test di laboratorio hanno rivelato che questo ceppo si diffonde tra le cellule in modo molto più efficace rispetto al clade IIb, suggerendo una capacità superiore di moltiplicarsi e causare danni nell’organismo ospite.
Risultati allarmanti dagli studi su animali
Gli esperimenti condotti su modelli murini dai ricercatori spagnoli hanno fornito dati che non possono essere ignorati. I topi infettati con il clade Ib hanno manifestato una rapida perdita di peso, malattia grave e un tasso di mortalità elevato, in netto contrasto con quelli infettati dal clade IIb.
Quando gli animali sono stati esposti al virus attraverso vie respiratorie e infezione sistemica, quasi tutti quelli infettati con il clade Ib sono morti in breve tempo. Al contrario, il clade IIb ha causato solo una malattia limitata e la maggior parte degli animali è sopravvissuta.
Ma la severità non si è fermata alla mortalità. Il clade Ib ha provocato gravi danni polmonari, con tessuto infiammato, emorragie e antigeni virali diffusi rilevati in tutti i polmoni. Ancora più preoccupante è il fatto che il virus si è diffuso oltre i polmoni raggiungendo organi vitali come la milza, un fenomeno non osservato con il clade IIb.
Come si trasmette il virus
L’mpox è una zoonosi virale e nei paesi endemici la trasmissione avviene prevalentemente da animale a uomo, attraverso il contatto diretto con animali infetti. Tuttavia, la trasmissione da persona a persona è diventata sempre più rilevante e avviene attraverso il contatto stretto e prolungato con una persona sintomatica.
Per contatto stretto si intende: contatto prolungato faccia a faccia, contatto pelle a pelle (soprattutto con lesioni cutanee e durante i rapporti sessuali), contatto bocca a bocca o bocca a pelle. Il virus può essere trasmesso anche tramite oggetti contaminati come lenzuola, asciugamani, indumenti e superfici toccate da una persona infetta.
La trasmissione interumana attraverso il contatto fisico stretto, compresa l’attività sessuale, è stata un fattore significativo nell’epidemia del 2022, con la maggior parte dei casi osservati tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini. Tuttavia, il clade Ib sembra diffondersi principalmente attraverso le reti sessuali, rappresentando un’evoluzione preoccupante del pattern di trasmissione.
Una persona infetta rimane contagiosa per tutta la durata della malattia sintomatica, normalmente da 2 a 4 settimane, a partire dalla comparsa dei sintomi fino alla caduta delle croste di tutte le lesioni.
Le mutazioni che fanno la differenza
L’analisi genomica ha svelato alcuni dei segreti dietro questa maggiore pericolosità. Il clade Ib presenta una firma distintiva di mutazioni legate alla trasmissione sostenuta da uomo a uomo. Questi cambiamenti genetici sono probabilmente guidati dall’enzima di difesa dell’organismo chiamato APOBEC3, parte del sistema immunitario innato.
Tuttavia, a differenza di quanto accaduto con il clade IIb, queste mutazioni non sembrano indebolire significativamente il virus. Al contrario, il clade Ib mantiene un’alta virulenza, con mutazioni in geni virali chiave che potrebbero alterare la capacità del virus di eludere il sistema immunitario e renderlo più efficiente nella diffusione all’interno dell’ospite.
I sintomi della malattia
L’mpox è solitamente una malattia autolimitante che in genere dura da 2 a 4 settimane. Dopo un periodo di incubazione che può variare da 5 a 21 giorni (in genere da 6 a 13 giorni), la malattia si manifesta con:
Fase prodromica – Dura tra 0 e 5 giorni, con febbre, intensa cefalea, linfoadenopatia (linfonodi ingrossati), mal di schiena, mialgia e intensa astenia. La linfoadenopatia è una caratteristica distintiva dell’mpox rispetto alla varicella.
Eruzione cutanea – Si presenta entro 1-3 giorni dalla comparsa della febbre, tipicamente iniziando sul viso e poi diffondendosi ad altre parti del corpo, soprattutto alle estremità. L’eruzione evolve in sequenza da macule a papule, vescicole, pustole e croste che si seccano e cadono.
Tuttavia, nell’epidemia del 2022 sono stati descritti quadri clinici atipici, con sintomi prodromici assenti in quasi il 50% dei casi e manifestazioni come lesioni genitali come primo sintomo, o casi limitati a una singola lesione.
Il tasso di letalità dell’mpox variava storicamente dallo 0% all’11% nella popolazione generale delle aree endemiche ed è più alto tra i bambini piccoli. I dati limitati disponibili sull’epidemia in corso dal 2023 mostrano numeri preoccupanti, con oltre 537 decessi nella sola RDC.
La diffusione globale del clade Ib
Casi di clade Ib sono già stati segnalati al di fuori dell’Africa. Il primo caso in Europa è stato confermato in Svezia il 15 agosto 2024. Inoltre, oltre 100 casi confermati in laboratorio di clade Ib sono stati segnalati in quattro paesi confinanti con la RDC che non avevano mai segnalato la malattia in precedenza: Burundi, Kenya, Ruanda e Uganda. Gli esperti ritengono che il numero reale di casi sia più elevato poiché gran parte dei casi clinicamente compatibili non è stata testata.
La globalizzazione e i viaggi internazionali hanno creato le condizioni perfette perché un virus più virulento possa diffondersi rapidamente attraverso i continenti.
Prevenzione e vaccinazione
Per la prevenzione dell’mpox è disponibile il vaccino MVA-BN, un vaccino di terza generazione contro il vaiolo, distribuito con i nomi commerciali Imvanex (Europa), Jynneos (USA) e Imvamune (Canada). L’efficacia stimata pre-esposizione di due dosi è pari a 82%, mentre una sola dose fornisce un’efficacia del 76%. Nella vaccinazione post-esposizione l’efficacia è stata stimata al 20%.
In Italia, durante l’epidemia del 2022, la vaccinazione con MVA-BN è stata offerta come profilassi pre-esposizione al personale di laboratorio con possibile esposizione diretta agli orthopoxvirus e agli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini che rientrano in specifici criteri di rischio.
Attualmente, pur in assenza di prove dirette di efficacia, si prevede che il vaccino MVA abbia un’efficacia vaccinale anche contro il clade I dell’MPXV. Le persone precedentemente vaccinate contro il vaiolo (vaccinazione sospesa in Italia nel 1977 e abrogata nel 1981) possono presentare una malattia più lieve se infettate.
Per prevenire l’infezione sono inoltre raccomandate misure comportamentali: utilizzo del preservativo, astenersi da contatti con individui con possibile infezione, non condividere oggetti personali, lavaggio accurato delle mani, evitare contatti con animali selvatici, e consultare il medico prima di viaggiare in zone endemiche.
Trattamenti disponibili
La maggior parte delle persone a cui viene diagnosticato l’mpox guarisce senza alcun trattamento. Alle persone che presentano una malattia severa o con compromissione del sistema immunitario può essere prescritto l’antivirale tecovirimat (TPOXX), autorizzato dalla Commissione Europea a gennaio 2022 per il trattamento delle infezioni da orthopoxvirus.
Secondo le indicazioni del Ministero della Salute italiano, il trattamento con tecovirimat deve essere preso in considerazione nell’ambito di protocolli di uso sperimentale o compassionevole, in particolare per i pazienti che presentano una malattia severa o che possono essere a rischio di sviluppo di complicanze.
Altri farmaci antivirali sono in studio, inclusi il cidofovir e il brincidofovir, sebbene siano disponibili dati limitati sulla loro efficacia nel trattamento dei casi umani di mpox.
Cosa deve fare la comunità globale
I risultati del team di ricerca spagnolo, attualmente in fase di revisione paritaria, rendono chiaro che il vaiolo delle scimmie è tutt’altro che una minaccia in via di estinzione. Il virus si sta adattando e le sue nuove forme potrebbero essere più difficili da controllare.
I sistemi sanitari pubblici di tutto il mondo devono prepararsi alla possibilità di epidemie più gravi, implementando:
Sorveglianza potenziata – Sistemi di monitoraggio più robusti per identificare rapidamente nuovi casi e varianti emergenti.
Monitoraggio genomico – Sequenziamento regolare dei campioni virali per tracciare l’evoluzione del virus e identificare mutazioni preoccupanti.
Tracciamento dei contatti – Per identificare precocemente nuovi casi, interrompere la trasmissione del virus e contenere l’epidemia.
Isolamento dei casi – I casi devono essere isolati fino alla caduta delle croste dell’eruzione cutanea, che indica la fine dell’infezione.
Strategie preventive – Campagne di vaccinazione mirate, educazione pubblica e misure di controllo delle infezioni.
Un avvertimento da non ignorare
Ignorare questi segnali di allarme potrebbe permettere al virus di prendere piede più saldamente sia nelle regioni endemiche che in quelle non endemiche. La storia delle malattie infettive ci insegna che è sempre meglio agire in anticipo piuttosto che reagire a una crisi conclamata.
Se il virus continua a evolversi mentre si trasmette tra esseri umani, potrebbero emergere nuovi lignaggi con una virulenza imprevedibile. È uno scenario che la comunità scientifica globale ha imparato a temere dopo l’esperienza con SARS-CoV-2.
Gli scienziati sottolineano l’urgente necessità di un monitoraggio attento e di preparazione sanitaria a livello globale. Il vaiolo delle scimmie rappresenta un esempio perfetto di come i patogeni possano adattarsi e evolversi in risposta a nuove pressioni selettive, e sottovalutare la sua capacità di diventare più pericoloso sarebbe un errore che potremmo pagare caro.
