Le parole della salute: quando comunicare bene è parte della cura

Meno di un cittadino europeo su due comprende davvero una notizia sulla salute. Un giovane su tre non sa distinguere una fonte affidabile da una fake news. Di fronte a questi dati allarmanti, nasce a Roma “Le parole per dirlo”, il primo laboratorio dedicato alla comunicazione medico-scientifica promosso da WHIN – Web Health Information Network.
Un problema europeo: l’alfabetizzazione sanitaria è ancora troppo bassa
I dati della European Health Literacy Survey promossa dalla Commissione Europea non lasciano spazio a interpretazioni: la comprensione delle informazioni sanitarie da parte dei cittadini europei è insufficiente. Questo gap comunicativo non è solo un problema teorico, ma ha conseguenze concrete sulla salute pubblica: chi non comprende le informazioni sanitarie fatica a fare scelte consapevoli sulla propria salute, a seguire correttamente le terapie e a distinguere informazioni affidabili da quelle fuorvianti.
Da questa consapevolezza nasce l’iniziativa di WHIN, che inaugura un Forum Permanente sulla Comunicazione Medico-Scientifica: un percorso pensato per far dialogare giornalisti, comunicatori, clinici, associazioni, istituzioni e aziende farmaceutiche sulle nuove sfide della divulgazione sanitaria.
Quando le parole diventano barriere invece che ponti
Parlare di salute non è mai un atto neutro. Termini come “prevenzione”, “tumore”, “obesità” o “vaccini” non veicolano solo contenuti scientifici, ma anche emozioni, paure e significati culturali profondamente radicati. Il linguaggio medico, spesso tecnico e specialistico, può diventare una barriera insormontabile tra chi comunica e chi riceve il messaggio.
Il laboratorio “Le parole per dirlo” ha riunito esperti e esperte da ambiti diversi per riflettere su come rendere il linguaggio medico più accessibile e inclusivo. Tra i relatori: Cristina Cenci (Digital Narrative Medicine), Alessandra Fabi (Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS), Tonino Aceti (Salutequità), Andrea Grignolio (Università Vita-Salute San Raffaele), Claudio Cricelli (SIMG), Francesca Moccia (Cittadinanzattiva), Federica Ferraresi (WALCE APS), Edoardo Mocini (Università La Sapienza), Pier Luigi Lopalco (Università del Salento), Andrea Tomasini (Associazione Italiana Epilessia), Walter Riviera (AI Wonder), Benedetta Bitozzi (Eli Lilly) e Valentina Moro (Merck Healthcare).
Un questionario per mappare le difficoltà comunicative
Durante l’evento, WHIN ha lanciato un’iniziativa concreta: il questionario “Le parole difficili della comunicazione sulla salute”, rivolto a giornalisti, comunicatori e professionisti del settore medico-scientifico. L’obiettivo è raccogliere le percezioni su quali termini risultano più complessi da comunicare e comprendere le ragioni di questa difficoltà.
Il questionario, anonimo, analizza dieci parole chiave tra cui “tumore”, “salute mentale”, “malattie rare” e “fertilità”, valutandone il grado di difficoltà e le barriere percepite: possono essere lessicali (il termine è troppo tecnico), emotive (il termine suscita paura o imbarazzo) o culturali (il termine è carico di stigma sociale).
I risultati di questa indagine non resteranno lettera morta: diventeranno la base per la creazione di un glossario WHIN, con definizioni chiare e suggerimenti di uso, che sarà pubblicato in occasione dei prossimi laboratori. Un vero e proprio strumento operativo per chi lavora quotidianamente nella comunicazione sanitaria.
La formazione: una lacuna da colmare urgentemente
Uno studio pubblicato nel 2025 su Frontiers in Public Health ha messo in luce una lacuna strutturale preoccupante: la formazione alla comunicazione sanitaria è ancora assente o marginale nei percorsi accademici di medici e operatori sanitari. Gli autori dello studio sottolineano che “l’integrazione sistematica della comunicazione e dell’alfabetizzazione sanitaria nei curricula è urgente”, perché la capacità di dialogare in modo efficace con il pubblico è ormai parte integrante della qualità della cura.
Non basta essere competenti dal punto di vista clinico: è necessario saper tradurre quella competenza in un linguaggio comprensibile, empatico e accessibile. Il laboratorio WHIN nasce anche da questa esigenza: rendere la comunicazione un elemento formativo e professionale, non solo un atto accessorio.
Un programma articolato per ripensare la comunicazione sanitaria
Il Forum Permanente sulla Comunicazione Medico-Scientifica promosso da WHIN prevede un programma ricco e strutturato: WHIN Talk, tavole rotonde e discussioni aperte su temi cruciali come il linguaggio empatico, la semplificazione dei messaggi senza banalizzazione, il rapporto tra intelligenza artificiale e comunicazione sanitaria, e l’equilibrio delicato tra precisione scientifica e accessibilità per il grande pubblico.
Questi appuntamenti vogliono creare uno spazio di confronto permanente dove condividere esperienze, buone pratiche e soluzioni innovative per migliorare la comunicazione sulla salute.
WHIN: una missione che dura dal 2016
Fondata nel 2016, WHIN – Web Health Information Network è un’associazione che riunisce giornalisti, comunicatori e professionisti della salute per promuovere un’informazione scientificamente corretta, etica e accessibile. La loro missione è chiara: “Raccontare bene la salute è già parte della cura. Le parole sono il primo strumento di prossimità tra scienza e cittadino, e imparare a usarle meglio significa migliorare la qualità della relazione e della prevenzione”.
L’iniziativa “Le parole per dirlo” è realizzata con il supporto non condizionante di Lilly e Merck, che condividono l’impegno di WHIN per una comunicazione medico-scientifica più chiara, etica e centrata sul cittadino.
Comunicare meglio per curare meglio
In un’epoca in cui l’informazione sanitaria è abbondante ma spesso confusa, contraddittoria o fuorviante, imparare a comunicare la salute in modo chiaro e comprensibile non è solo una questione di stile: è una necessità di salute pubblica. Le parole possono essere ponti o barriere, possono avvicinare o allontanare i cittadini dalla scienza e dalla cura.
Il laboratorio “Le parole per dirlo” rappresenta un primo passo importante verso una comunicazione sanitaria più consapevole, inclusiva ed efficace. Perché, come sottolinea WHIN, raccontare bene la salute è già parte della cura.
