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Mieloma Multiplo: La Sfida della Cronicità e le Nuove Frontiere dell’Assistenza

 

Il mieloma multiplo sta cambiando volto. Da malattia acuta a patologia cronica, i progressi della medicina hanno trasformato radicalmente la vita di migliaia di pazienti. Ma questa evoluzione porta con sé nuove sfide che il sistema sanitario italiano deve affrontare con urgenza.

Una malattia che colpisce sempre più persone

Oltre 6.500 nuove diagnosi ogni anno e più di 34.000 persone che convivono quotidianamente con questa malattia del sangue: i numeri del mieloma multiplo in Italia sono significativi e in crescita. La patologia colpisce prevalentemente la popolazione anziana, con un’età media alla diagnosi intorno ai 70 anni, un dato che assume particolare rilevanza in un Paese dove gli over 65 rappresentano quasi il 25% della popolazione.

Il terzo incontro dell’APCO Health Talks, tenutosi a Roma il 28 ottobre 2025, ha riunito istituzioni, esperti e associazioni di pazienti per fare il punto sulla situazione e individuare soluzioni concrete per migliorare la presa in carico di questi pazienti.

Da tre a dieci anni: i progressi della ricerca

La buona notizia è che la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante. La sopravvivenza mediana dei pazienti con mieloma multiplo è più che raddoppiata: dai circa 3 anni dei primi anni 2000 si è passati agli attuali 7-10 anni. Oggi questa patologia viene considerata cronica, il che significa che i pazienti possono avere una vita lunga e, potenzialmente, di qualità.

Tuttavia, la cronicizzazione comporta nuove necessità. I pazienti e i loro familiari devono convivere con la malattia per molti anni, sottoponendosi a monitoraggi costanti e terapie continuative. Per il Sistema Sanitario Nazionale, questo significa ripensare completamente il modello di assistenza, rendendolo più sostenibile nel lungo periodo e più vicino ai bisogni reali delle persone.

Il problema delle disuguaglianze territoriali

Uno dei nodi critici emersi durante l’incontro riguarda le profonde differenze nell’accesso alle cure tra le diverse regioni italiane. Nonostante esistano raccomandazioni nazionali e internazionali, solo il 52% dei pazienti riesce a ricevere cure in un centro vicino alla propria residenza. Ancora più preoccupante è il dato relativo alla migrazione sanitaria: il 6% dei pazienti è costretto a spostarsi in un’altra regione per curarsi, con conseguenze pesanti in termini di costi economici e impatto sulla qualità della vita.

Le reti onco-ematologiche non sono presenti in tutte le regioni e quelle esistenti presentano limiti strutturali e organizzativi significativi. Anche i Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA), che dovrebbero garantire uniformità nelle cure, sono distribuiti in modo disomogeneo sul territorio nazionale, contribuendo alla frammentazione dell’assistenza e al sovraccarico delle strutture ospedaliere.

L’importanza dell’approccio multidisciplinare

Un altro aspetto fondamentale emerso dal dibattito riguarda la necessità di un approccio multidisciplinare alla cura del mieloma multiplo. Attualmente, la gestione del paziente è spesso affidata esclusivamente all’ematologo, con scarso coinvolgimento di altre figure professionali. Questo approccio limitato non permette di affrontare adeguatamente né le comorbidità tipiche dei pazienti anziani, né le sfide psico-sociali legate al percorso terapeutico.

Un’équipe multidisciplinare che integri assistenza medica, supporto psicologico, riabilitazione e interventi sociali è essenziale per garantire un trattamento personalizzato e una migliore qualità di vita. Come sottolineato dal professor Mario Boccadoro, fondatore dell’European Myeloma Network Italy: “L’obiettivo primario deve essere quello di consentire ai pazienti una vita piena e attiva, anche dal punto di vista lavorativo. Questa rappresenta la nuova frontiera della medicina della cronicità.”

Il territorio come risposta: prossimità e continuità assistenziale

La soluzione per molte di queste criticità passa attraverso il potenziamento dell’assistenza territoriale. Il modello deve andare oltre l’ospedale, estendendosi al territorio attraverso percorsi di assistenza domiciliare, telemedicina e monitoraggio continuo. Le Case di Comunità e i centri locali, se adeguatamente strutturati e dotati di équipe multidisciplinari, possono garantire una maggiore continuità assistenziale, ridurre gli accessi ospedalieri non necessari e migliorare sensibilmente la qualità della vita dei pazienti più fragili.

Come ha evidenziato Davide Petruzzelli, presidente de La Lampada di Aladino: “Continuiamo ad affrontare il mieloma multiplo con un approccio orientato alla prestazione, piuttosto che alla reale presa in carico del malato. La cronicizzazione porta con sé la necessità di alleggerire le strutture ospedaliere facendosi aiutare dal territorio; quella prossimità delle cure che potrà portare maggior qualità di vita a curati e curanti.”

Il peso economico della malattia

Non si può ignorare l’aspetto economico. Il mieloma multiplo comporta un impatto finanziario rilevante sia per il sistema sanitario che per le famiglie. Secondo uno studio del Centro di Economia e Salute dell’Università Tor Vergata di Roma, il costo annuo complessivo per paziente supera i 25.000 euro per il Sistema Sanitario Nazionale. A questi si aggiungono i costi diretti e indiretti a carico del singolo paziente, che superano i 10.000 euro all’anno, includendo spese per assistenza, farmaci, visite specialistiche e perdita di produttività.

Le azioni necessarie

Gli esperti concordano sulla necessità di azioni concrete e immediate. È fondamentale istituire reti onco-ematologiche regionali su tutto il territorio nazionale, adottare PDTA condivisi che garantiscano uniformità nelle cure, potenziare l’integrazione tra ospedale e territorio, implementare la telemedicina e assicurare la formazione continua degli operatori sanitari.

Il Piano Oncologico Nazionale deve essere attuato in modo più incisivo, particolarmente per quanto riguarda l’implementazione delle Reti Oncologiche ed Ematologiche Regionali. Solo così sarà possibile rispondere adeguatamente ai bisogni molteplici e complessi dei pazienti, molti dei quali anziani, con situazioni familiari non sempre adeguate, talvolta soli, condizioni che nella vita quotidiana possono diventare vere e proprie barriere all’accesso alle cure.

Uno sguardo al futuro

Il mieloma multiplo rappresenta un banco di prova importante per il sistema sanitario italiano. La capacità di trasformare una malattia acuta in una condizione cronica gestibile è un successo della medicina moderna, ma richiede una profonda riorganizzazione dell’assistenza. Il passaggio da un modello incentrato sulla prestazione a uno focalizzato sulla presa in carico globale del paziente è la sfida che ci attende.

Come emerso dall’APCO Health Talks, servono visione, coraggio e impegno per interpretare al meglio il cambiamento che i malati attendono. Le innovazioni terapeutiche offrono opportunità inimmaginabili fino a poco tempo fa, ma per massimizzarne i benefici è necessario uno sforzo concreto da parte di tutti gli attori del sistema: istituzioni, professionisti sanitari, associazioni di pazienti e società civile.

Il futuro del mieloma multiplo si gioca sulla capacità di costruire un sistema di cure più equo, più vicino ai pazienti e più sostenibile. Un sistema che metta veramente al centro la persona e la sua qualità di vita.