World Cancer Day (4/2): 9 pazienti su 10 si sentono sicuri della radioterapia, 1 su 2 chiede supporto emotivo

La radioterapia oncologica viene sempre più percepita dai pazienti come una cura affidabile, sicura e capace di prendersi cura anche della loro dimensione emotiva, non solo della malattia.
Giornata mondiale contro il cancro: cosa ci raccontano i pazienti
In occasione della Giornata mondiale contro il cancro del 4 febbraio, una nuova indagine condotta da AstraRicerche per AIRO (Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica) fotografa lo sguardo dei pazienti sulla radioterapia. Dalla ricerca emerge l’immagine di un trattamento vissuto come solido e “affidabile”, inserito in un percorso di cura in cui la relazione con l’équipe sanitaria gioca un ruolo decisivo.
Radioterapia: una cura percepita come sicura
Nove pazienti su dieci dichiarano di sentirsi sicuri rispetto alla tecnologia utilizzata nei loro trattamenti radioterapici, con il 92% che riferisce un livello di fiducia elevato o comunque sufficiente. Anche il rapporto con il team è valutato positivamente: il 76% dei pazienti si è sentito accompagnato e sostenuto dall’équipe durante il percorso di cura. Un contributo importante arriva anche dalla qualità delle informazioni ricevute all’inizio del trattamento, giudicate chiare e complete dal 66% degli intervistati.
Innovazione tecnologica e relazione di cura
Secondo AIRO, questo clima di fiducia è il risultato di anni di investimenti in innovazione, competenze specialistiche e lavoro multidisciplinare nei centri di radioterapia. Ma a fare davvero la differenza è la relazione di cura: chiarezza comunicativa, presenza degli operatori e responsabilità condivisa tra équipe e paziente diventano elementi centrali dell’esperienza. La radioterapia non è quindi percepita solo come un insieme di macchine sofisticate, ma come un percorso che unisce tecnologia avanzata e attenzione umana.
Il follow-up come parte integrante della terapia
L’esperienza dei pazienti non si conclude con l’ultima seduta di radioterapia. A sei mesi dal termine del trattamento, il 71% non riferisce effetti, mentre oltre il 90% considera le visite di controllo utili o molto utili. Il follow-up viene così vissuto come una fase vera e propria della cura: serve a monitorare la salute, rassicurare, intercettare eventuali effetti tardivi e mantenere un contatto continuativo con l’équipe.
Quando la difficoltà è soprattutto emotiva
Se la tecnologia è generalmente percepita con fiducia, la principale difficoltà indicata dai pazienti riguarda la dimensione emotiva. Quasi uno su due (48%) segnala come problema maggiore la preoccupazione per la malattia, mentre il 51% indica i sintomi infiammatori e il 47% la necessità di recarsi spesso in ospedale. La gestione di questi aspetti viene comunque giudicata efficace e tempestiva dal 44% e adeguata dal 49%, ma il peso emotivo del percorso resta un nodo centrale.
Integrare sostegno psicologico e informazione
I dati sull’impatto emotivo spingono a ripensare la presa in carico in chiave più ampia, affiancando alla tecnologia un supporto psicologico strutturato. Informazione chiara, ascolto, accompagnamento continuo e accesso a figure di supporto diventano tasselli indispensabili per aiutare il paziente a gestire paure, ansie e incertezze lungo tutto il percorso oncologico. Curare, sottolinea AIRO, significa sempre più prendersi carico della persona nella sua interezza, non solo del tumore o degli effetti collaterali.
World Cancer Day 2026: “United by Unique”
Il tema scelto per il World Cancer Day 2026, “United by Unique”, mette al centro l’unicità di ogni paziente, con la sua storia, le sue paure e le sue speranze. AIRO fa proprio questo messaggio, ricordando che la qualità della cura nasce dall’equilibrio tra innovazione tecnologica, sicurezza clinica e attenzione all’esperienza vissuta dal paziente prima, durante e dopo il trattamento. Un approccio personalizzato, capace di considerare anche la qualità di vita, diventa quindi la chiave per una radioterapia davvero moderna e orientata alla persona.
